352
(1 voto, media 5.00 di 5)
|
Economia e Finanza Immobiliare
|
|
Mercoledì 22 Maggio 2013 10:03 |
Comprare casa vicino a un parco conviene
Sono di recente pubblicazione i risultati condotti dal team di ricercatori della University of Exeter, guidati dal dottor Mathew White e diramati attraverso l’ultimo numero dell’autorevole Psychological Science, relativi all’impatto positivo della vicinanza di un parco o di un’area verde sulla propria qualità della vita in casa e, in successiva istanza, sul prezzo delle abitazioni. Sebbene non si tratti di una scoperta certamente straordinaria o inattesa, gli studiosi sono riusciti a stimare che acquistare una casa vicino ad un’ampia area verde può avere un impatto sul benessere equivalente a un terzo di quanto prodotto dal matrimonio, a sua volta uno degli eventi della vita che produce il maggior livello di felicità, o a un decimo della felicità prodotta dall’aver conseguito una nuova occupazione.

Più nel dettaglio, gli studiosi universitari sono riusciti a valutare il grado di benessere e la soddisfazione (o, di contro, il grado di sofferenza psicologica e l’insoddisfazione) di un nutrito gruppo di partecipanti al campione, incrociando tali percezioni soggettive con i dati puntuali sul loro luogo di residenza e, in particolar modo, sulla presenza di verde intorno alla casa degli intervistati. Alla luce del monitoraggio e dell’analisi dei dati, è pertanto emerso che il livello di felicità e di soddisfazione maggiore è riscontrato in coloro che abitano vicino a parchi o ampi giardini aperti.
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, ci sembra che la ricerca non apporti grandi novità alle considerazioni già effettuabili in merito alla valutazione di un immobile, le cui quotazioni dipendono fortemente da elementi “esterni” alle mura domestiche. Secondo un’altra recente osservazione, ad esempio, a parità di location e di contesto sociale in cui viene inserito l’immobile, un panorama particolarmente significativo potrebbe incidere sul prezzo dell’abitazione fino al 20 per cento, mentre un’esposizione soleggiata può garantire al proprietario immobiliare un surplus del 10 per cento.
Elementi che è bene tenere a mente quando si procede a ponderare il “giusto” prezzo di vendita o di acquisto di una abitazione.
|
351
(1 voto, media 5.00 di 5)
|
Mutui
|
|
Lunedì 20 Maggio 2013 09:52 |
Nuove regole sui mutui europei: ecco cosa cambierà
Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione Europea hanno finalmente raggiunto una importante intesa che disciplinerà le nuove norme comuni continentali sui finanziamenti immobiliari: norme che cercano di giungere al consolidato obiettivo della maggiore tutela per coloro che desiderano domandare un prestito per l'acquisto della casa, cercando altresì, contemporaneamente, di arginare quelle derive che hanno contribuito allo scoppio della crisi finanziaria.
In altri termini, le nuove norme comunitarie cercano di proteggere la posizione di coloro che vogliono un mutuo per acquistare casa, e che vivono in una condizione di debolezza contrattuale e di precarietà informativa, cercando nel contempo di evitare che le banche possano perseguire atteggiamenti di limitata congruità nelle loro politiche creditizie (ad esempio, dando luogo a erogazioni "generose" contro i principali termini di cautela gestionale).
"Questa direttiva" - ha dichiarato in particolar modo il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier dopo l'intesa raggiunta - "aiuterà a mettere fine agli eccessi e a favorire pratiche creditizie responsabili (...) La crisi finanziaria è cominciata con i subprime negli Usa dove i mutui venivano concessi senza controllare se chi li sottoscriveva potesse ripagarli, e dove consumatori male informati e vulnerabili sono stati incoraggiati a prendere rischi eccessivi".
Rischi, quellie sottolineati dal commissario Ue, che sembrano essere stati abbracciati anche all'interno del vecchio Continente, visto e considerato che - aggiungeva Barnier - sono stati visti eccessi simili anche in Europa, con conseguenze definite "enormi" per l'intero settore finanziario e per l'economia dei Paesi membri. Ma in cosa consisteranno le nuove linee guida comunitarie?
In attesa di definizioni più precisa, possiamo certamente introdurre quelle che sono stati le principali caratteristiche diramate alla stampa. Anzitutto, la direttiva comunitaria (che andremo ad affrontare nelle prossime settimane in maniera più approfondita) prevede una interessante e dovuta attenzione sui costi e sulle conseguenze per chi si indebita: sembra essere piuttosto consueto, in questo ambito, ipotizzare che possano essere rivisti gli schemi sull'informativa precontrattuale, andando in tal modo a sensibilizzare maggiormente i consumatori sui rischi del sovra indebitamento, e cercando così di pervenire all'obiettivo di una maggiore equità in sede di concessione dei finanziamenti, proprio attraverso una migliore consapevolezza degli interessi delle parti.
Oltre a quanto sopra, un secondo importante elemento perseguito dalla direttiva sembra essere indirizzato alla necessità di proteggere adeguatamente chi si indebita dalle fluttuazioni del mercato: il riferimento è quindi fondamentalmente rivolto a coloro che si indebitano a tasso di interesse variabile, e che - come avvenuto anche nel nostro Paese nel periodo immediatamente precedente l'esplosione della crisi - potrebbero essere posti in una situazione di impossibilità di restituzione del debito in seguito all'incremento del costo del denaro sui mercati finanziari.
Tra le altre nuove norme, evidenziamo anche l'introduzione di un periodo di "riflessione" di 7 giorni, utile a chi sottoscrive un mutuo di poter fare un passo indietro. Una settimana di "grazia" che permetterà a chi compie questa interessante scelta di riservarsi una via di uscita in caso di improvviso ripensamento.
La direttiva dovrà ora essere formalmente deliberata da Consiglio e Parlamento europeo: seguiremo l'iter delle nuove norme, approfondendone i singoli aspetti.
|
348
(1 voto, media 5.00 di 5)
|
Economia e Finanza Immobiliare
|
|
Martedì 14 Maggio 2013 14:57 |
Fiducia nel mercato immobiliare in ripresa
Buone notizie, finalmente, nel mercato immobiliare italiano. Stando a una recente analisi compiuta all’interno del nostro territorio, infatti, starebbe emergendo un lento ritorno alla fiducia nelle operazioni sul mattone. Complice la crisi del settore e la stretta creditizia da parte delle banche, l’ottimismo per il futuro sembra tuttavia essere contenuto in margini piuttosto angusti.
La casa torna ad essere l’investimento – rifugio per eccellenza per gli italiani. Stando a una recente analisi compiuta dal portale Immobiliare.it su un campione di 12 mila utenti, infatti, nel corso degli ultimi tre mesi sarebbe significativamente cresciuta la tendenza a “cercare” e “comprare” casa. La percezione degli italiani sul settore sembra così essere in prospettico miglioramento: merito della convinzione che in un futuro a breve termine le quotazioni possano risalire e che, forse, peggio di così proprio non possa andare.
Su fronte statistico, nel corso del primo trimestre 2013 sarebbe emerso un aumento sensibile di coloro che ritengono che sia arrivato il momento giusto per comprare casa: rispetto all’anno scorso la percentuale di propensi ad acquistare è tornata sopra la soglia psicologica del 50%, accomodandosi al 55% della primissima parte del 2013.
Si noti altresì che ad aumentare sono anche coloro che ritengono che non sia un buon momento per vendere: il 72 per cento dei proprietari di casa – il 3 per cento in più rispetto al prossimo anno – afferma infatti che il tempo non sarebbe quello più conveniente per soddisfare le pretese dei venditori, per un segnale che, a ben vedere, sembra soddisfare soprattutto coloro che ritengono che nel futuro a breve termine i prezzi al metro quadro subiranno cambiamenti positivi.
Sempre sulla base analitica del portale, sottolineiamo che coloro che si dicono convinti che esistano delle buone opportunità di realizzare una vendita siano il 12 per cento, mentre coloro che ritengono che il momento ideale non arriverà prima di un anno giungono al 10 per cento. Nel recinto dei compratori – o potenziali tali – coloro che sostengono che il momento giusto per comprare non arriverà prima di un anno crescono del 7 per cento giungendo a superare il quarto del campione complessivo. D’altronde, quasi a voler raffreddare gli entusiasmi per una possibile, pronta, ripresa, si consideri che il 60 per cento del campione intervistato afferma che i prezzi delle case subiranno ulteriori decrementi e che pertanto, per acquistare, converrebbe attendere ancora qualche trimestre.
|
346
(2 voti, media 5.00 di 5)
|
Economia e Finanza Immobiliare
|
|
Lunedì 13 Maggio 2013 14:27 |
Idee per rilanciare l’immobiliare: rivedere l’IMU
L’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) hanno predisposto un documento congiunto per ipotizzare alcuni piani di rilancio del mercato immobiliare. Oggi e nei prossimi giorni vedremo quali sono le idee elaborate dalle due associazioni, e in che modo potrebbero impattare sul mercato nazionale.
Proposte immobiliari per rilanciare la domanda: rivedere l’IMU
La prima parte delle proposte ANCE – ABI coinvolge le ipotesi di supporto al rilancio della domanda. Tra di esse, acquisisce particolare rilevanza l’insieme delle potenziali correzioni all’imposta municipale unica, in modo da ampliare e incentivare fiscalmente il mercato delle locazioni. Secondo le associazioni, infatti, “l’IMU ha prodotto veri e propri effetti espropriativi, andando a intaccare il valore dell’investimento, non solo della “prima casa”, ma, più in generale, di ogni forma di investimento immobiliare”. Uno scenario arricchito dalle posizioni comunitarie, con l’Unione Europea che “ha riconosciuto l’iniquità dell’attuale impostazione del tributo, che colpisce indiscriminatamente le famiglie e le imprese su tutto il territorio nazionale, per la doppia mannaia dell’aumento delle rendite catastali e delle aliquote”.
Secondo le associazioni occorre allora introdurre elementi di correzione dell’imposta attraverso un’azione sulle rendite catastali, con una maggiore rivalutazione degli immobili di pregio rispetto a quelli periferici (da opporre alla “rivalutazione uguale per tutti”). Inoltre, sottolinea il report, l’Imu – contrariamente a quanto faceva l’Ici – scoraggia il mercato degli affitti abitativi, con l’imposta che assorbe anche la tassazione Irpef dei fabbricati, incentivando una sorta di possesso improduttivo delle stesse case.
Le associazioni si soffermano poi sull’introduzione della cedolare secca, iniziativa che non solo non ha dato i risultati attesi in termini di gettito e di recupero del sommerso, ma è altresì risultata di inutile totale compensazione della maggiore IMU dovuta sui fabbricati affittati, tassati con aliquota fino all’1,06 per cento.
Secondo il documento, “per riequilibrare la tassazione degli affitti, è necessario garantire una riduzione “automatica” del prelievo IMU a favore dei soggetti che concedono gli immobili in locazione, con particolare riferimento alle abitazioni locate a canone concordato. Per le imprese di costruzioni, inoltre, incomprensibile ed onerosa è la tassazione IMU del c.d. “magazzino”, cioè delle aree e dei fabbricati costruiti e destinati alla vendita, che rappresenta l’unica forma di tassazione sull’invenduto tra i settori industriali e, come tale, illegittima per la disparità di trattamento rispetto alle altre attività produttive”.
In altri termini, le associazioni dei banchieri e dei costruttori suggeriscono di escludere gli immobili di cui sopra dalla tassazione Imu, contribuendo così a sollevare almeno parzialmente la situazione finanziaria delle imprese già colpite dalla crisi economica: tra le ipotesi avanzate, l’esenzione quinquennale per gli acquirenti di immobili acquistati direttamente dai costruttori.
|
|
Economia e Finanza Immobiliare
|
|
Venerdì 10 Maggio 2013 00:00 |
Immobiliare italiano 2013: investitori europei scettici sulla ripresa
Ernst & Young ha compiuto una impietosa analisi sull'andamento del mercato immobiliare italiano e degli investimenti internazionali ad esso collegati. Il risultato è stato particolarmente negativo: l'Italia è in coda all'Europa per grado di attrattività.
L'andamento del mercato immobiliare 2013 rischia di essere uguale - o addirittura peggiore - a quello già sperimentato nel 2012. Ad esserne convinti sono i campioni presi in esame dalla società di consulenza Ernst & Young, secondo cui il real estate italiano sarebbe in fondo alla classifica dei mercati di riferimento del vecchio Continente sui quali val la pena investire tempo e denaro.
Alla domanda se si può considerare "molto attrattivo" il mercato immobiliare italiano nei confronti di quello degli altri Paesi europei, infatti, una percentuale pressochè nulla avrebbe risposto positivamente, contro il 69% di giudizi positivi per la Germania, il 53% per il Lussemburgo, il 50% per la Svezia e, addirittura, il 20% della non certo esplosiva Spagna.
Il sentiment sul mercato immobiliare italiano è pertanto particolarmente negativo: a dimostrazione di ciò, il fatto che il 70% degli investitori stia considerando poco attrattivo il mattone tricolore. Ovvero, 7 investitori internazionali su 10 non andranno a impiegare i loro soldi nel nostro comparto edilizio o di gestione immobiliare, gravando così sul volume di transazioni e sugli impieghi diretti.
Sul perchè il mercato immobiliare italiano non riscuota grande fiducia anche nel corso del prossimo futuro, vi sono invero ben pochi dubbi. Sempre stando alla ricerca effettuata da Ernst & Young, infatti, il 65 per cento degli intervistati non crede che i volumi di transazioni del 2013 supereranno quelli del 2012. Inoltre, il 75 per cento degli intervistati afferma di ritenere che nel 2013 non torneranno i progetti speculativi, e che l'attività degli investitori internazionali non aumenterà rispetto al 2012.
Per quanto invece concerne i settori del real estate italiano che saranno più penalizzati nel corso del 2013, spicca la presumibile scarsa prestazione del mercato immobiliare nelle aree periferiche e, in particolar modo, quello degli uffici.
|
|
|