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Economia e Finanza Immobiliare
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Mercoledì 15 Febbraio 2012 10:30 |
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Comprare casa: cresce l’attenzione verso la domotica
Anche se lento, il ritmo di crescita delle installazioni domotiche nelle case degli italiani si sta rendendo sempre più costante. Le tecnologie di automazione sono presenti più al Nord che al Sud, più nelle grandi città che nei piccoli centri abitati, per un trend di espansione che dovrebbe farsi più consistente nel prossimo triennio.
Da alcune recenti analisi compiute da osservatori indipendenti sul mercato immobiliare italiano, sembra che l’attenzione dei potenziali acquirenti di case nei confronti della domotica stia crescendo rapidamente. Un interesse che ha altresì convinto i costruttori a introdurre all’interno degli appartamenti in realizzazione almeno un significativo elemento di automazione, con il duplice scopo di valorizzare al meglio le unità immobiliari abitative da collocare sul mercato (con conseguente possibilità di vendita della casa a prezzi maggiori) e soddisfare le specifiche esigenze e i desideri puntuali dell’utenza.
Ad ogni modo, all’affermazione di cui sopra è necessario integrare diversi – pur brevi – approfondimenti. Dietro il termine di domotica si celano infatti diversi livelli e diverse profondità di automazione, da quelle più complesse a quelle maggiormente superficiali. In tal senso, a farla da padrona sembra essere la domotica della seconda tipologia, quella meno complicata da installare, che risulta oggi giorno presente in quasi un’abitazione di nuova costruzione su due. Se invece si intendono tecnologie domotiche più specifiche, la percentuale di implementazione nelle nuove costruzioni cala rapidamente, fino a sforare al di sotto del 20%.
Per quanto riguarda la base territoriale e la distribuzione sulle aree urbane, sembra che l’affetto verso la domotica sia prevalentemente concernente il Settentrione d’Italia e le grandi città. Nel Mezzogiorno e nei piccoli centri abitati, invece, l’attenzione verso le tecnologie di automazione sembra scemare su livelli di arretratezza con percentuali davvero risibili nelle Isole maggiori.
Infine, due ulteriori annotazioni sul presente e sul futuro della domotica. La tecnologia maggiormente richiesta è relativa a quella del video controllo: sempre più clientela immobiliare sta infatti cercando di valorizzare, all’interno delle proprie quattro mura, la presenza di impianti di videosorveglianza che possano consentire – attraverso smartphone e tablet – di scoprire cosa accade nella propria abitazione, in qualsiasi momento, e in qualsiasi luogo il proprietario si trovi.
In secondo luogo, l’auspicio di un prossimo sviluppo massivo della domotica all’interno delle case italiane. Le principali aziende che operano nel settore delle tecnologie di automazione all’interno del mercato italiano si dicono convinte di poter prevedere un’accelerazione del ritmo di sviluppo della domotica nei prossimi tre o cinque anni (invero, finora il ritmo di penetrazione di tale tecnologia non è stato certamente entusiasmante), e incrementare in tal modo i propri fatturati.
Valutando che nel corso del prossimo triennio il mercato immobiliare italiano dovrebbe finalmente raggiungere la stabilizzazione attesa post-crisi, e ripartire con nuovi ritmi di crescita graduale, è probabile che la domotica possa caratterizzare il rilancio del real estate tricolore nella seconda parte del decennio.
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Economia e Finanza Immobiliare
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Martedì 14 Febbraio 2012 10:19 |
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Immobiliare, nuovo crollo del potere d’acquisto
La crisi economica e la manovra Monti hanno apportato un duro colpo al potere d’acquisto degli italiani sul fronte immobiliare. Le prospettive sul breve termine continuano ad essere tutt’altro che rosee, con il solo segmento delle locazioni a mantenere le posizioni passate, e proporsi con fiducia per un 2012 all’insegna della crescita.
Gli italiani preferiscono il mattone, ma la loro capacità d’acquisto, erosa negli ultimi anni da una concomitanza di determinanti pregiudizievoli, impedisce il corretto accesso al mercato immobiliare. È questa – in estrema sintesi – l’analisi compiuta da alcune società di settore nelle scorse settimane, dalle quali si evince come la crisi economica abbia colpito in maniera molto significativa il mercato residenziale, con una perdita del potere d’acquisto in doppia cifra in alcuni dei principali centri urbani italiani (prevalentemente nel Centro Italia).
Ma quali le cause di questo deterioramento? A ben vedere, le motivazioni sembrano essere tante, e ben note. Un ruolo determinante lo ha svolto la lunga ondata di crisi economica che sta riguardando i mercati europei e, al loro interno, anche quelli legati al real estate. Una crisi che ha portato in deprezzamento il potere d’acquisto delle famiglie della Penisola, generando altresì un’evidente sfiducia sul futuro a breve e a medio termine, che ha portato numerosi operatori dall’astenersi nel porre in essere le transazioni sul mercato abitativo.
A erodere la capacità d’acquisto dei cittadini italiani sul fronte immobiliare è stata altresì la recente manovra Monti, che da una parte ha introdotto la nuova imposta municipale unica (sostitutiva della vecchia Ici) e dall’altra parte ha preannunciato una rivalutazione dei valori catastali, basi imponibili utili per poter calcolare le rendite e, di conseguenza, influenzare la tassazione sul reddito delle persone fisiche. In uno scenario tutt’altro che chiaro e trasparente, le novità sembrano essere destabilizzanti per l’avvio di un recupero graduale sul livello di transazioni del comparto.
Nonostante la flessione graduale e costante dei prezzi, pertanto, il disallineamento nei confronti del potere d’acquisto permane in maniera consolidata, nuocendo al vigore del mercato immobiliare nazionale, e delle speranze di ripresa. In merito, è probabile che nel 2012 non possa consolidarsi alcuna inversione di tendenza, con rilancio delle aspettative di sviluppo a un 2013 inoltrato.
Meglio, infine, l’andamento del mercato delle locazioni. La cause che hanno portato alla crisi delle vendite non sembrano infatti intaccare in maniera così corposa il trend degli affitti, con un incremento dei canoni di locazione omogeneo in tutta la Penisola, per una proporzione compresa tra un + 2% e un + 6%.
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Economia e Finanza Immobiliare
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Lunedì 13 Febbraio 2012 14:29 |
Certificazione energetica, il punto a un mese dall’introduzione dell’obbligo
E’ passato un mese dall’introduzione dell’obbligo di indicare la classe energetica sugli annunci di vendita immobiliari. Ma a che punto sono gli operatori italiani? Quali sono i passi in avanti compiuti nel comparto? Aggiorniamo le nostre analisi con questo approfondimento di inizio febbraio.
A un mese dalla decorrenza dell’obbligo legale di indicare la classificazione energetica in tutti gli annunci di vendita di un’immobile, torniamo sull’argomento per un rapido approfondimento di aggiornamento sull’evoluzione di questo tema. Diverse ricerche condotte negli ultimi giorni affermano infatti come il numero degli immobili muniti di certificazione energetica stia lentamente crescendo, mentre le osservazioni previsionali ribadiscono la necessità di introdurre delle sanzioni pecuniarie adatte, che possano fungere da deterrente per i trasgressori.
Con un minimo di ordine, ricordiamo come – attualmente – il numero degli immobili in vendita o in locazione muniti della certificazione energetica e, pertanto, nel pieno rispetto della normativa vigente, siano stimati tra il 10% e il 15% (la divergenza dipende fondamentalmente dai diversi metodi di calcolo delle analisi compiute dagli operatori del settore).
A ben vedere, la percentuale rilevata ad inizio febbraio è ancora nettamente minoritaria rispetto a quanto ritenuto adeguato e opportuno. Tuttavia, è positivo rilevare una costante progressione dei “virtuosi” nel corso delle settimane, pur con un andamento non certamente omogeneo lungo tutto il territorio della Penisola. Le regioni maggiormente attente sembrano essere quelle del Nord Italia, con una percentuale che sale nel Nord Ovest e – soprattutto – nel Nord Est, fino ad avvicinarsi alla soglia del 20%. Situazione inversa al Centro (dove raramente si supera il 10%) e in particolar modo al Sud, con percentuali nettamente inferiori ai 5 punti percentuali.
Come abbiamo ricordato nell’introduzione di questo nostro breve approfondimento, probabilmente un primo vero passo in avanti verso la crescita sostenibile e concreta della variabile si potrà avere solamente con l’introduzione di una sanzione valida su tutto il Paese. A un mese dall’obbligo della certificazione energetica, infatti, solamente la Regione Lombardia ha predisposto una misura sanzionatoria per chi non rispetta l’adempimento dell’obbligo (con multe fino a un massimo di 5 mila euro, a patto che il contratto sia stato sottoscritto dopo il 31 dicembre 2011).
Infine, per quanto concerne i meno attenti, gli annunci maggiormente irregolari – come era lecito attendersi – sono principalmente quelli dei privati. Stando alle recenti ricerche, infatti, meno del 3% degli annunci immobiliari diramati dai privati rispetterebbe la normativa sulla certificazione energetica, contro una percentuale che non scende sotto il 10 – 12% per quanto riguarda le agenzie immobiliari.
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Web Marketing
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Martedì 07 Febbraio 2012 10:42 |
LivelloCasa nella classifica dei portali immobiliari italiani TOP25
In soli due anni LivelloCasa è riuscita a consolidare la propria posizione tra i primi 25 portali immobiliari italiani. Un successo basato sulla trasparenza e sulla ricerca della massima efficienza nel proprio ruolo di intermediazione, dei cui risultati vogliamo oggi rendere partecipi tutti i nostri affezionati utenti e operatori.
Alla vigilia del suo secondo anniversario (il portale compirà gli anni in data 8 marzo) LivelloCasa inizia il 2012 con una significativa attestazione degli sforzi prodotti fin dal giorno della sua nascita, cercando di fornire alla propria utenza contenuti informativi e di intermediazione consulenziale trasparenti, chiari e diretti.
Secondo quanto risulta da un report pubblicato da Portali Immobiliari, sulla base delle rilevazioni statistiche di Ad Planner con monitoraggio di circa 96 milioni di visualizzazioni giornaliere, LivelloCasa sarebbe già entrato nella Top 25 dei portali immobiliari italiani, con un ritmo di incremento della propria fetta di mercato molto dinamico, che ha indotto Portali Immobiliari a soffermarsi sul fenomeno del progetto definendolo una “giovane realtà che si è affacciata nel panorama dei portali immobiliari da meno di 2 anni ed ha scalato in fretta le classifiche fino a posizionarsi nella Top 25. Oggi è 21esimo in classifica, mentre fino a 12 mesi fa risultava nel gruppo dei portali con dati non pervenuti”.
 (Fonte: PortaliImmobiliari.net)
Una progressione importante, dunque, della quale vogliamo rendere partecipi tutti i nostri visitatori, che da mesi rinnovano la fiducia nel servizio erogato dal portale. A testimonianza del consolidamento delle posizioni di mercato di LivelloCasa, le ultime rilevazioni compiute sul mese di gennaio 2012 affermano come, su base annua, il traffico web generato dalle nostre pagine sia aumentato del 123,50%, con una ottima distribuzione su base territoriale dove, al di là delle patologiche concentrazioni nelle aree metropolitane più rilevanti, si registra un livello di soddisfazione sempre ben soddisfacente in tutte le zone della Penisola e delle Isole maggiori.
Forte di tali numeri di partenza, con oltre 8.300 operatori immobiliari attivi, più di 350 mila annunci pubblicati, circa 4,25 milioni di schede immobiliari visitate, e poco meno di 100 mila richieste di contatto telefonico all'inserzionista, LivelloCasa rilancia le proprie aspettative per il 2012, confermando altresì i valori che hanno permesso al portale immobiliare di porsi tra le novità più interessati del panorama nazionale.
Per quanto concerne la distribuzione del mercato degli annunci immobiliari italiani, il leader del comparto rimane Casa.it, con una quota pari al 4,3%, seguito da Immobiliare.it (3%) e Idealista (2,9%). Dalla quarta posizione in poi, ogni portale detiene una fetta di mercato ben inferiore al punto percentuale, ribadendo pertanto i sentori di una elevata frammentazione del settore, e un'accesa e positiva competitività tra tutti gli operatori.
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Agenzie Immobiliari
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Mercoledì 01 Febbraio 2012 16:41 |
Preliminari di acquisto: novità dalla Cassazione
L'agente immobiliare è obbligato a conservare i preliminari d'acquisto al fine di poter permettere una idonea ricostruzione del giro d'affari e del reddito. Lo afferma una sentenza della Cassazione, che ribalta l'opinione del Giudice dell'udienza preliminare.
La Corte di Cassazione, con sentenza 1377/2012, è intervenuta sul tema dei preliminari di acquisto e degli obblighi in carico all'agente immobiliare. Stando alla Suprema Corte, infatti, l'agente immobiliare ha l'obbligo di conservare i preliminari di acquisto (o i compromessi) all'interno della documentazione contabile di competenza, per permettere all'Agenzia delle Entrate di poter effettuare gli eventuali accertamenti fiscali. È d'altronde sul prezzo finale che l'agente immobiliare calcola la propria provvigione e, pertanto, il costo deducibile per il cliente che ha pagato la provvigione stessa.
L'obbligo sancito dalla Corte di Cassazione è di primaria importanza: coloro che infatti non provvedono alla conservazione idonea dei preliminari di acquisto tra i documenti contabili, rischiano di macchiarsi di un reato riconducibile alla fattispecie di “occultamento o distruzione di documenti contabili”, e conseguente potenziale evasione di imposta sui redditi o sul valore aggiunto, che viene attualmente punita con sanzione amministrativa a penale dal d. lgs. 7/2000, art. 10.
A una prima lettura, la pronuncia della Suprema Corte potrebbe non apparire rivoluzionaria. Tuttavia, gli esperti e gli analisti di settore attendevano con attenzione la pronuncia interpretativa della Cassazione, considerato che il giudice dell'udienza preliminare aveva invece dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell'agente al quale era imputato il reato di occultamento dell'operazione di compravendita immobiliare. Secondo il giudice dell'udienza preliminare, infatti, il preliminare non può rientrare nell'elencazione tassativa dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione prevista dall'art. 2214 c.c.
La Cassazione ha invece rovesciato l'interpretazione del Gup, affermando che il richiamato art. 22 al comma 2 del dpr 600/1973 (che riproduce quanto previsto a sua volta dal già ricordato art. 2214 c.c.) “nell'individuare i tempi di conservazione delle scritture contabili si riferisce anche a quelle obbligatorie ai sensi dello stesso Dpr, di altre leggi tributarie, del codice civile o di leggi speciali, cosicchè può ritenersi effettuato anche alle altre scritture che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell'impresa”.
In merito, il comma 3 si esprime piuttosto esplicitamente, affermando che tra la documentazione rientrano anche gli “originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute e le copie delle lettere e dei telegrammi spediti e delle fatture emesse”. L'art. 10 del D.lgs. 74/2000 parla invece non solamente delle già ricordate scritture contabili anche di quei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, al fine di ricostruire nella maniera più congrua il volume d'affari o i redditi, includendo nel novero anche i documenti imposti da norme di natura diversa da quella fiscale e, quindi, anche i preliminari di vendita.
Hi Victor, but i’ve a problem. I give you Trovit feed xml, so I must plan a specific feed for you. But I can’t planning it in a short time.
Best Regards
Gianluca
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